Dopo molto tempo, ho ripreso in mano un libro molto interessante, della collana Franco Angeli: “Da dipendenti a protagonisti” e, proprio all’inizio, ho trovato una storiella non solo simpatica, ma anche piuttosto istruttiva, che voglio trascrivere:

“Siamo nella Russia di inizio secolo. Lo Zar, con il solito seguito di nani e ballerine, è in viaggio verso la sua tenuta di campagna quando, nei pressi di una città, il corteo passa vicino ad un cantiere. Poiché già a quei tempi lo sport preferito dai fannulloni era quello di disturbare la gente che lavorava, lo zar decide di fermare il convoglio e di intrattenersi con gli operai. In particolare, la sua attenzione è attirata da un signore che:
1. Sbuffando, imprecando e trascinando i piedi, si avvicina ad un mucchio di blocchi di granito (peseranno 50 kg l’uno);
2. Ne solleva uno, bestemmiando più forte per lo sforzo;
3. Lo trasporta verso un muro che stanno elevando e,
4. Con l’ultima bestemmia esprimente nel tono, un momentaneo sollievo, lo appoggia – lo lascia cadere – sul muro stesso.
Mentre sta tornando indietro, sempre trascinando i piedi, per ripetere le quattro fasi di quella procedura, lo zar lo blocca e gli chiede: “ Buongiorno buon uomo! Cosa sta facendo lei qui? ” “Cosa vuole che stia facendo, Piccolo Padre?! Porto ‘ste schifose pietre, per otto schifose ore al giorno, per cinque schifosi giorni di ogni schifosa settimana, con un capo schifoso, dei colleghi schifosi, una committenza schifosa ed il tutto, ovviamente, pagato in modo schifoso. Non vedo l’ora di morire!!!” “Complimenti!” è la conclusione dello Zar, uno stile da assessore che bacia la bambina per l’inaugurazione del bocciodromo comunale “Continui così!!!” Guardando un poco in giro, però, Lo Zar s’ imbatte in un altro personaggio. Non è che abbia la faccia particolarmente felice (ci mancherebbe!) ma, a differenza del primo, non sbuffa, non bestemmia, non trascina i piedi. Inoltre, utilizza una procedura che consta di sei fasi e che è diversa anche per alcuni piccoli, fondamentali, particolari:
1. Si avvicina al mucchio di blocchi di granito del peso di 50 kg;
2. Ne solleva, con grande sforzo, uno
3. Lo trasporta verso il muro
4. Sosta per un attimo, come per scegliere in quale punto esatto appoggiarlo:
5. Presa la decisione, posa la pietra e, infine
6. Estrae dalla tasca una livella e controlla se ha fatto bene il suo lavoro
Lo Zar, a questo punto, si avvicina e ripete l’identica domanda: “Cosa sta facendo lei qui?” La risposta, è completamente diversa: “Sto contribuendo, assieme ad altri, alla costruzione di una cattedrale.””
Uno dei problemi che al giorno d’oggi affligge le aziende, è proprio il personale o meglio, i “clienti interni”. Quant’è importante scegliere dei costruttori di cattedrali anziché, dei porta- pietre? E, soprattutto, cosa differenzia questi 2 tipi di persone? Continua …
Photo Credit | Zio Scià


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Ciao Marco, questo bel racconto mi fa venire in mente una storia!
anni fa lavoravo in un prestigioso locale di Portonovo, ed il titolare dell’azienda stava facendo mettere delle telecamere nascoste, dentro e fuori l’immobile.
Io lo guardo e gli dico: caspita che impianto, ma sono venuti dei ladri da fuori?
e lui rispose: no! queste sono per i ladri da dentro!
trovare persone di fiducia e costruttori di cattedrali e’ sempre più difficile, ecco dove sta l’inghippo!
quei pochi che sanno di costruire bene le cattedrali prima o poi se la vanno a costruire da soli!
cosi aumenta il numero dei ristoranti,
si alza il prezzo dei cuochi validi perché ce ne sono di meno,
il bacino di giovani cuochi apprendisti o con poca esperienza va suddiviso per molti più locali, quindi aumenta la domanda perché l’offerta e’ scarsa e quindi si alza il prezzo, che comunque andrà ad incidere sul menu.
Cosi si ha la selezione naturale in teoria, il migliore sopravvive.
Ma non e’ cosi! perché sopravvive il più furbo, cosi anziché fare investimenti alternativi si acquista prodotti più scadenti ad un prezzo più vantaggioso, in questo modo si può fare a gara sul prezzo e aggiudicarsi un certo numero di clienti che non badano alla qualità, ma alla quantità.
Ecco perché in giro c’e tanta merda, e poi ci si chiede ma quello come fa a lavorare?
Bella storia concordo pienamente,il senso di responsabilità e l’amore per ciò che si fa è fondamentale.Questo episodio mi fa venire in mente questa “Parabola”
arabola dei lavoratori delle diverse ore
Mt 19:30; Sl 145:17; 1Co 4:7; 2Co 8:12
1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale, sul far del giorno, uscì a prendere a giornata degli uomini per lavorare la sua vigna. 2 Si accordò con i lavoratori per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. 3 Uscì di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati, 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che sarà giusto”. Ed essi andarono. 5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso. 6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri in piazza e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” 7 Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. 8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?” 16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi».
Bentornato Erry, anche la parabola che hai descritto racconta in qualche modo la realtà del giono d’oggi.