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Attualità | 22 febbraio 2010

Additivi, (chimici e non) nelle cucine dei ristoranti. Problema serio?

Volevo cercare di analizzare e dire la mia, a proposito degli additivi alimentari ed in particolare, entrare nel merito dell’ordinanza che l’On. Francesca Martini ha pubblicizzato nel noto programma “Striscia la notizia”.

Vorrei partire dal fatto che, purtroppo o per fortuna,  esistono ingredienti che, per la loro ampia versatilità, rientrano anche nella categoria di additivi alimentari.

Questi ingredienti, oltre ad essere utilizzati da moltissimi anni (alcuni, anche da secoli), sono così comuni, che la maggior parte delle persone non è nemmeno consapevole del fatto che siano considerati additivi o, addirittura, che ne stia consumando.

Cuoco



Tra questi vorrei ricordarne alcuni:

E 100 curcumina.Colorante giallo estratto dalla radice della curcuma, base essenziale del curry

E 120 cocciniglia.Colorante rosso ricavato da un insetto, utilizzato nell’alchermes, per la tradizionale zuppa inglese

E 140 clorofilla.Colorante verde estratto dalle piante, usato anche in medicina, per le sue proprietà.

E 150a caramello.Colorante di colore scuro, usato sia in cucina che nell’industria salumiera, per conferire il colore tipico dell’arrosto.

E 175 oro.Colorante fatto con oro in polvere, il metallo che tutti conosciamo e che rese famoso il risotto alla Milanese di Gualtiero Marchesi.

E 250 nitrato di sodio e simili. Usato da molti anni in salumeria,  è menzionato il suo utilizzo nel libro di cucina di Apicio e altri.

E 260 acido acetico. Conservante regolatore di acidità, utilizzato sin dall’antichità e sintetizzato già nel XIII secolo.

E 290 Biossido di carbonio. Conservante conosciuto come anidride carbonica, presente naturalmente nello champagne e nella birra, e aggiunto nella coca cola, fanta, vini frizzanti ecc.

E 300 acido ascorbico.Antiossidante chiamato anche vitamina C: la sua scoperta salvò dallo scorbuto, molti navigatori.

E 322 lecitina. Emulsionante, presente particolarmente nella soia e nel tuorlo d’uovo, indispensabile nel cioccolato.

E 406 agar agar. Gelatificante, addensante, stabilizzante, si utilizza da molti anni in oriente e conosciuto ai più, per le caramelle di gelatina, ricoperte di zucchero.

E 407 carragenina. Come sopra, ma anche emulsionante, si trova facilmente in insaccati cotti e nei gelati.

E 410 farina di carrube. Come sopra, si usa da sempre in gelati artigianali ed industriali.

E 440 pectina. Addensante, gelatificante, indispensabile nelle gelatine al cucchiaio, usata anche nelle marmellate.

E 441 gelatina. Ricavata dal collagene animale, conosciuta sin dall’antichità, si utilizza per le caramelle.

E 621 glutammato monosodico. Esaltatore di sapidità, in Giappone, si conosce e si utilizza da più di 100 anni. Il prodotto che ne contiene di più, è il Parmigiano Reggiano.

Questi sono alcuni additivi che, volontariamente o involontariamente, noi tutti, di certo, utilizziamo.

Sarebbe giusto, invece, che fossero utilizzati solo da alcuni tipi di aziende (della carni fresche e conservate, conserviere, di semilavorati, dolciarie, laboratori vari, industrie farmaceutiche, ecc.),  perché specializzate.

Al loro interno, infatti, personale qualificato, attraverso studi specialistici in scienze alimentari, seminari e corsi formativi, ha acquisito, per così dire, una “patente”. Inoltre, per mezzo di attrezzature specifiche (es.  una bilancia di precisione 0,00 g.), è in grado di garantirne il corretto utilizzo.

C’è, poi, da fare una piccola considerazione pratica.

Poniamo che si debba aggiungere a 100 kg di carne, un additivo che, per legge,  abbia il limite dello 0.5%: il suo totale, arriverebbe, quindi, a 500 g.

Ora, ipotizziamo che l’operatore, nella fretta, commetta un errore e ne aggiunga, 1 o  2 g  in più.

Dividendo i 2 g, per i 100 kg (100.000 g) di carne, avremmo:  (2/100.000) x 100= 0.002, che significa un errore dello 0.002 %, praticamente, quasi, nulla. Non ce ne accorgeremmo neppure, e con questo margine di errore, l’additivo non potrebbe, assolutamente, risultare nocivo.

Nella cucina di un ristorante, lo chef, per preparare lo stesso prodotto industriale, ma artigianalmente, si serve di additivi, per non rischiare intossicazioni più o meno pericolose.

Quindi, prendiamo in considerazione 3 Kg. di carne, e aggiungiamo 15g di additivo, corrispondente  allo 0.5% .

Ora, le bilance digitali più commercializzate (che si possono reperire a buon prezzo anche al supermercato), calcolano il peso di un prodotto di 2 grammi in 2 grammi, fino a 3 o 5 kg.

Tenendo conto di ciò, è possibile commette l’errore di pesare 16,99 g anziché 15g ritenendo di aver ecceduto di 1 solo grammo.

Dividendo l’1.99 g in eccesso,  per i 3 kg (3000 g)  di carne, otterremmo (1.99/3000) x 100= 0.0663,  ossia, un errore di quasi 0.07 %, che per un additivo “cattivo” non e’ poco.

Questo vuole essere solo un esempio ma, purtroppo, rispecchia la realtà in buona parte dei casi.

Mi è capitato di vedere di peggio: qualcuno utilizzava come misura di peso un cucchiaino da caffè.

Quello che ho evidenziato precedentemente, è un problema vero, ma non quello sollevato, durante la trasmissione, dall’on. Martini, la quale, prende in esame esclusivamente alcuni additivi che normalmente potrebbero essere considerati  buoni, e che si trovano, addirittura, negli scaffali dei supermercati.

La colla di pesce, nelle caramelle gelatinose, rappresenta l’80 % del peso totale.

È, perciò, da considerarsi un ingrediente o un additivo? Quindi che senso ha vietarne alcuni, come la gelatina (E 441), la pectina (E440), la lecitina (E 322) o l’agar agar (E406)?

Per evitare troppa confusione, sarebbe più opportuno identificare di quali additivi poter far uso, tenendo conto che alcuni di questi, sono già presenti nei prodotti industriali.

Segnalare in calce al menu: “ In questo locale si fa uso, per alcune preparazioni, di: Metilcellulosa, Sale nitrato, Lecitina di soia, oro ecc.  Per sapere in quali piatti sono presenti, rivolgersi al personale di sala”, potrebbe essere una valida soluzione.

La dicitura dovrebbe esentare i prodotti industriali, perché il “pericolo” non sta nel consumo dell’additivo in se stesso, ma nel suo utilizzo più o meno professionale.

È proprio indispensabile l’intervento di un Onorevole che evidenzia, con un’ordinanza, questo tipo di problematiche, creando scandalo e disinformazione tra i cittadini, rendendoli ancora più confusi?

Autore  |   Walter Frontalini
Photo credit  | Giorgio Vanni
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9 comments to Additivi, (chimici e non) nelle cucine dei ristoranti. Problema serio?

  • izn

    Molto interessante ed equilibrato questo post, sopra tutto il punto di vista della quantità, che sia pur infinitesimale può facilmente superare il limite massimo giornaliero (sopra tutto se si sommano più errori), al quale non avevo pensato.
    L’unica cosa su cui ho qualche dubbio è il fatto che gli additivi non siano nocivi di per sé, anche in piccolissime quantità, perché questo credo dipenda molto dal tipo di additivo; il fatto che si possano trovare negli scaffali dei supermercati purtroppo non so fino a che punto ci tuteli :-/
    Ti linko subito al mio post sugli additivi, grazie!

  • Hai ragione molto probabilmente izn, ma e’ anche vero che giornalmente asumiamo migliaia di alimeti nocivi e tossici, dalle spezie (antibatteriche) acroelina (fritto) prodotti mal conservati, tossine funghigene (funghi) senza parlare di alcool presente in molte bevande ,fumo e affumicati,arie inquinate ecc… Questa macchina quasi perfetta che e’ il nostro organismo, lo sa e li combatte ogni giorno, solo che a volte superiamo il limite.
    Forse qualcuno non si ama..

  • claudia

    articolo molto bello e interessante!
    Solo una precisazione: non tutti i coloranti sono innocui solo perché “naturali”.
    Abito in Germania del nord e qui, i pediatri e le ostetriche sconsigliano l´uso di alimenti contenenti cocciniglia, per esempio, perché puó scatenare fenomeni allergici e peggiorare situazioni giá esistenti (asma).
    Anche la comunitá europea sta rivedendo le norme a riguardo (soprattutto sull´E 120, appunto). Per quanto riguarda la famosa E 102, i nostri vicini svedesi l´hanno tolta giá da tempo, considerandola “pericolosa per la salute”.
    Grazie ancora per le informazioni!
    claudia
    http://www.nonsolofitness.it/alimentazione/integratori/additivi-integratori-alimentari-ad-uso-sportivo.html
    http://demo.extra.kataweb.it/eolextrademo/eol.jsp?id=1891425&page=article&giornale=espresso

  • Claudia@
    hai ragione : non tutti i coloranti sono innocui solo perché “naturali”.
    E” vero anche il contrario, non solo per i coloranti ma anche su altri additivi ecco perché affermo: non tutti gli additivi sintetici fanno male solo perché non naturali.
    Infatti sono anni che le associazioni di categoria e tanti altri, si battono per avere piu informazioni sulle etichette:
    Allergeni, da dove proviene, certificati ecc.
    E poi queste informazioni vanno completate anche sotto l’aspetto dell’ecosistema ,impatto ambientale.
    Il tonno e’ naturale ma sta per scomparire….come facciamo!
    io ho gia cominciato da tempo…..so cosa fare!

  • claudia

    ok…allora vado sul tuo sito a sbirciare, che sia mai trovo qualche consiglio utile! ;-)

  • Uilliam

    Vorrei dire per quanto riguarda l’eco sistema che il tonno non e’ l’unico ad essere a rischio !!! Pesce spada, tonno, merluzzo, orate, branzini e diverse altre spescie predatrici che ogni giorno affollano le nostre tavole stanno scomparendo leteralmente creando danni inestimabili all’ambiente !!!! E cercano ti tenere a tacere la cosa … con la sempre piu’ riduzione di questi predatori si e’ prolificata tutta una serie di specie che prima venivano mangiate dai pesci sopra elencati, ora che si stanno moltiplicando hanno letteralmente alterato tutto l’eco sistema marino al di sotto di una certa profondita’ compreso l’aumentere delle alghe ….

  • Uilliam

    La maggiorparte del tonno che uso al ristorante e’ preso dal giappone per esempio ma e’ di provenoienza italiana !!!!!

  • Marco Perissinotto

    Io da quest’anno il tonno non lo prendo più … e se continua così, divento vegetariano e mi faccio l’orto. Per quanto riguarda gli additivi ne assumiamo in media 12 kg all’anno. Che facciano bene o no, penso che siano veramente troppi.Certo, non è di sicuro tutta colpa di Ferran Adrià. :-)

  • Marco se gli additivi (12 kg.) sono troppi non te lo so dire,
    anche perché dentro questo termine sono compresi colla di pesce, lecitina, agar agar che di fatto sono additivi ma non solo innocui ma per certi casi benevoli, Ancora ricordo bene la pubblicità che Mike Buong. faceva della lecitina per sciogliere i grassi del colesterolo. Quindi tra cioccolate,caramelle gelatinose, ecc, credo che i bambini possano superare questa percentuale.
    Ma posso dire che di solito le statistiche (e credo che questo 12 Kg. che tu hai menzionato sia una statistica) si fanno tra la popolazione su un tot di persone a caso, oppure sui consumi dell’industria, e quindi penso che Ferran Adria’ non centri proprio nulla, la salumeria italiana cruda e sopratutto cotta e’ strapiena di additivi cosi come quasi tutte le merendine convenience food ecc.

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